il tempo dedicato

Quando siamo in casa little non sta fermo un attimo, passa da un gioco o da un’attività all’altra ogni 10 minuti, sfreccia sulla moto e subito dopo si aggrappa alla libreria per chiedere insistentemente i colori con i quali comunque non giocherà più di 5 minuti, perché poi la sua attenzione sarà già rivolta ad altro.
Va bene certo,  è normale che a 18 mesi non riesca a concentrarsi a lungo e che sia  tutto proteso a scoprire e provare, però ho l’impressione che a volte l’incapacità di concentrarsi e di interessarsi un po’ più a lungo a qualcosa diventi frustrante.

Per lui è frustrante anche cercare la mia attenzione e spesso non trovarla perché non tutto il tempo che passo con lui è dedicato a lui, ho anche altro da fare e a cui pensare, e comunque se anche non avessi nulla da fare e a cui pensare, non riuscirei lo stesso ad essere focused  solo su di lui per tutto il giorno, e nemmeno penso sarebbe positivo per lui avere sempre la mia attenzione totale.
Tra poco e sempre però, può e deve esserci un compromesso.

Da queste due osservazioni - la sua difficoltà a dedicarsi per più di pochi minuti a qualcosa, e la mia presenza spesso distratta da altro - da un paio di settimane nelle nostre giornate è stato introdotto: il tempo dedicato.

Un tempo variabile, che può durare mezz’ora o un’ora o quanto ci va, in cui giochiamo insieme a UN gioco ma solo uno, o ci dedichiamo a UNA attività ma solo una,  senza cambiare freneticamente oggetto di interesse ogni pochi minuti.
Durante questo tempo io mi dedico esclusivamente a little e rimando tutto a dopo: la telefonata, la mail di lavoro, la lettiera del gatto, il pranzo da preparare, la preoccupazione, il layout da finire.

Sì brava, il concetto di tempo di qualità, fondamentale per sentirsi appagati e soddisfatti, è la scoperta dell’acqua calda.
Certo, mica ho inventato niente, ma per me uno spazio temporale così impostato è davvero una scoperta, è un concetto sì noto che da teoria però si trasforma in esperienza e quotidianità.
Come mamma vado avanti così, tra istinto, tentativi, confronti, ragionamenti, prove, errori e scoperte. Se poi queste scoperte non lo sono in assoluto ma lo sono solo per me e per il mio rapporto con mio figlio, ciò non toglie nulla all’entusiasmo  con cui le viviamo.

Il problema dell’originalità dell’idea quindi non si pone, perché l’idea non è e nemmeno ha mai ambito a essere originale.
Il problema semmai è un altro, definito questo tempo dedicato nella giornata: che ne facciamo?
A parte urlare sdraiati a terra mentre guardiamo il cielo dalla finestra, intendo.

Una Risposta a “il tempo dedicato”

  1. giochi in casa « becoming a family Dice:

    [...] cosa facciamo adesso, in casa, nel nostro tempo dedicato. Spero prossimamente di ampliare questo [...]

Lascia una Risposta